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Capodanno 2019 – Cenone, show circense e musica al circo di Peschiera Borromeo (Milano)

Sotto il tendone ci saranno acrobati aerei, giocolieri, equilibristi, contorsionisti e molti altri artisti circensi che allieteranno l’ultimo dell’anno con uno spettacolo adatto ad adulti e bambini

Peschiera Borromeo (MI) – Il circo di Peschiera Borromeo (Milano) di Paride Orfei sta allestendo il suo variopinto tendone per festeggiare ancora una volta l’arrivo dell’anno nuovo, in una maniera inconsueta.

Nella struttura, avvolta dalla magica atmosfera circense, non solo si potrà gustare un lauto cenone composto da piatti ricercati – ad esempio carpaccio di pesce spada agli agrumi, tonno affumicato al verduzzo, caccavelle  di gragnano al caffè con ricotta e amaretti, nocetta di vitello all’uva rosata – ma si assisterà a un grandioso spettacolo, particolarmente indicato per le famiglie, nel quale acrobati a corpo libero, acrobati aerei, giocolieri, equilibristi, contorsionisti e altri artisti daranno prova delle loro abilità. (altro…)

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“CHE SPETTACOLO!”, NEL TENDONE DEL PICCOLO CIRCO DEI SOGNI VA IN SCENA IL PRIMO APPUNTAMENTO DEL CARNEVALE PESCHIERESE

Locandina CheSpettacoloDomenica 2 Marzo alle ore 15 si terrà l’evento “Che Spettacolo!”, il primo appuntamento del Carnevale peschierese ospitato dal Piccolo Circo dei Sogni di Paride Orfei. La grande festa si aprirà con la performance dell’ intramontabile Paki Canzi  dei Nuovi Angeli, che racconterà in musica i 40 anni di “Donna felicità”. A seguire si esibirà la band Metal Shot, un gruppo di teenagers rivelazione del 2014 che suoneranno un heavy metal funambolico. I bimbi dello Zumba Family di Società famiglia si esibiranno in due coreografie, mentre gli allievi del Piccolo Circo dei sogni proporranno “La magia del Circo”. Ospiti i piccoli allievi di Spazio Danza guidati da Federica Salvetti, che metteranno in scena un numero che coniugherà tradizione e innovazione. Al termine dello spettacolo verrà servita un’abbondante merenda per tutti, sfileranno le maschere e sarà possibile per tutti festeggiare il Carnevale con la Baby Dance di Linda. La quota di partecipazione ammonterà a minimo 5 euro e visti i soli 300 posti disponibili è consigliata la prenotazione. Ospiti della manifestazione saranno Rino Dimopoli dei Delirium Project, Michelle Vasseur, cantautrice francese che vanta collaborazioni memorabili con Toto Cutugno, Mina, e Dalida. Ad impreziosire il tutto saranno presenti anche Angelo Rizzo, noto regista cinematografico italiano, e l’attrice Yuli Del Rey. Ci sarà anche un momento di solidarietà per presentare un progetto a favore del piccolo Loris Ferrara.

Mattia Castellini
Ufficio Stampa PZ

L’iniziativa imprenditoriale degli “acchiappacimici” finisce su Raitre, alla trasmissione Buongiorno Regione

Gli "Acchiappacimici"PESCHIERA BORROMEO (MI), 25 febbraio 2014 – Si accendono i riflettori televisivi per i Bed Bugs Seeker. Anche la Rai non ha potuto esimersi dall’interessarsi all’iniziativa imprenditoriale dei due giovani di Peschiera Borromeo (MI) che, per primi in Italia e secondi in Europa, sono riusciti ad importare il metodo made in Usa per scovare le cosiddette cimici del letto. Matteo Lanciano, esperto in disinfestazione, in compagnia dell’amico e istruttore cinofilo Simone Lafronza, ha dunque tentato di sperimentare quanto già affermato oltreoceano, con l’utilizzo di un amico a quattro zampe, il cui fiuto potesse individuare al primo colpo le cimici dei letti. A tal proposito, è stato addestrato Morgan, un cane di razza austriaca Alpenländische Dachsbracke, che ha ridotto considerevolmente il tempo di intervento, scendendo da un paio d’ore a qualche minuto, per l’individuazione di quei parassiti ematofagi che comunemente infestano i luoghi particolarmente frequentati da persone (come alberghi, treni, traghetti etc.), a prescindere dalle loro condizioni igieniche. Così, considerando l’apporto estremamente positivo all’ardua battaglia con le cimici dei letti da parte dei due Bed Bugs Seeker, è sopraggiunto l’interesse dei giornali. È stato per primo il giornalista Maurizio Zanoni a raccontare dalle pagine de “Il Cittadino”, il principale quotidiano del Lodigiano e del Sudmilano, la singolare sfida professionale nella quale si sono avventurati Matteo Lanciano e Simone Lafronza, rispettivamente classe 1984 e 1980. L’articolo, una volta pubblicato in data 23 gennaio del corrente anno (e visionabile al link http://www.ilcittadino.it/p/notizie/interni/2014/01/23/ABcNljgD-peschiera_ecco_gli_acchiappacimici.html) ha quindi fatto da cassa di risonanza, suscitando attenzione da parte di molti altri media, i quali sono accorsi in massa. Tra tanti, ha fatto la sua comparsa anche la Rai, che ha realizzato un servizio poi trasmesso nel programma “Buongiorno Regione” nella giornata di venerdì 21 gennaio 2014, (visionabile al link http://www.youreporter.it/video_Bed_Bugs_Seeker_-_Gli_acchiappacimici_dei_letti) su quelli che ormai tutti hanno soprannominato “acchiappacimici”.

Alcune immagini dal backstage del servizio Rai sono scaricabili al link: http://www.youreporter.it/gallerie/Backstage_del_servizio_Rai_sui_Bed_Bugs_Seeker/#1

 

Diario di un corridore: una brutta avventura nel deserto dell’Oman per il runner estremo Raffaele Brattoli

PZ - TRANSOMANIA 4L’ha corsa fino in fondo perché al traguardo lo attendeva un obiettivo importante: dedicare la gara all’atleta prematuramente scomparso Claudio Bonaiti. Raffaele Brattoli, runner estremo di Peschiera Borromeo, questa volta, ha messo a repentaglio la sua stessa esistenza pur di portare a termine la competizione TransOmania 300 Km non stop. «Fin dall’inizio, con un pizzico di incoscienza e sana follia, mi ero iscritto a questa gara, nello stato dell’Oman, con un principio morale molto alto: correre in memoria di Claudio Bonaiti, un grande atleta e amico deceduto lo scorso 10 Ottobre 2013, con cui ho condiviso chilometri, momenti felici e scherzosi, problemi di vita e di lavoro». Con questi presupposti ha cominciato questa nuova avventura, la più difficile e pericolosa di sempre, tracciata da una costa all’altra dell’Oman, oltre  vette montuose che superano i 2mila metri e che dominano l’oceano Indiano.

27 gennaio 2014 – Ore 21.00, partenza da White Beach. Il percorso, fin da subito, si inerpicava sopra cime vertiginose. «Un muro di mille metri si stagliava dinnanzi a me – racconta – sino a Wadi Bani Khalid, ossia quel deserto rischiarato da una luna calante talmente bella, che l’immaginazione portava a paragonarla a una barca d’oro che galleggiava nello spazio infinito delle costellazioni». Uno spettacolo che solo il deserto è in grado di offrire.

28 gennaio 2014 – La magia e l’atmosfera onirica avevano resistito, però, per poco tempo perché il passaggio nel cosiddetto “labirinto”, un percorso assurdo ed estremamente complicato da oltrepassare, aveva riportato l’atleta alla dura realtà. «Io e il mio amico Oliviero Mordenti avevamo perso almeno 5 ore per ritrovare la strada giusta». I due runner, infatti, avevano smarrito la via maestra, perduti nel mare del deserto. Tutto quello che stava a segnare la direzione era scomparso: i nastri di segnalazione erano stati divorati dalle capre che vivono quei territori sperduti da Dio e le aste con bandiera rossa e le balise, la cui presenza avrebbe dovuto intervallare ogni chilometro, erano state rubate dai beduini. Per diverse ore il deserto venne scandagliato, granello per granello, in cerca di qualche scampolo di segnalazione che indicasse la direzione, e con non poca fatica arrivarono al secondo cancello, che li condusse alle piscine naturali del Wadi Bani Khalid. Lì Oliviero Mordenti, a seguito dell’episodio appena vissuto, decise il suo ritiro mentre Raffaele Brattoli, ripartì in solitaria affrontando la seconda notte, schiacciato tra canyon che comportavano forti escursioni termiche: notti gelide e giornate bollenti che bruciavano la pelle e seccavano la gola. «Superati questi luoghi, monotoni e a tratti noiosi, poco dopo le ore 21.00 giunsi quasi all’oasi Safari Camp, nel cuore del deserto, che indicava suppergiù il giro di boa della gara». Per qualche tempo Raffaele Brattoli si fermò: cambiò le calze e si medicò i piedi feriti, oltre a nutrirsi con del purè liofilizzato, parmigiano e olio. Dopodiché, rinfrancato ripartì, ma in debito di sonno, tant’è che si concesse qualche micro pisolino da 10/15 minuti, con luce frontale accesa per segnalare la sua posizione e con lo zaino ripiegato a mo’ di cuscino.
«Durante le soste notturne – ripercorre l’ultramaratoneta di Peschiera Borromeo – vidi alcuni topolini bianchi che mi giravano attorno e le impronte sulla sabbia di serpenti, lucertole, scarabei, cammelli ed altro… ma cercai di non distrarmi per non perdere di vista il percorso, dove le segnalazioni erano rare e difficili da interpretare nel modo corretto».

29 gennaio 2014 – L’alba sopraggiunse prima del previsto nel deserto. I raggi del sole ufficializzarono la conquista della tappa numero 7, in cui Raffaele Brattoli saziò la sua sete con dell’ottimo succo di mango e riposò i muscoli su un materassino dello staff per una mezz’ora circa, prima di riprendere alla volta del Washiba Sand, il vero deserto di pura sabbia dove di solito ama correre. Mancavano solo 130 chilometri al traguardo e sebbene la strada da compiere fosse ancora molta, il paesaggio lo rianimava: «Le grandi dune erano incredibili, maestose, con quei colori che variavano continuamente dal marrone al rossiccio, dal giallo fino a raggiungere tonalità di bianco». E ciò, non lo faceva pensare, forse, ai 45 gradi che nelle ore diurne arroventavano la sabbia, finché almeno non sono calate le tenebre, con le loro insidie e con il loro scuro. «Ero sempre solo – chiosa -. Speravo che la notte trascorresse il più velocemente possibile». Anche perché la mente cominciava a dare segni inconfutabili di sfinimento: la realtà si distaccava e prendevano forma visioni e allucinazioni. Si trattava di immagini angeliche alternate a figure infernali che si avvicendavano costantemente e lo stordivano fino al sorgere del nuovo giorno.

30 gennaio 2014 – «Con il levarsi del sole tra le dune, valicai il cancello nove – continua -. La luce mi permise di ammirare la natura strana e selvaggia dell’Oman e osservare il calpestio di chi mi aveva preceduto. La fantasia correva su quelle strane orme che, ciascuna diversa dall’altra, prendevano forme di animali, facce di clown, scimmie e teschi. E notai, e questo è tremendamente vero, che nelle impronte dei cammelli vi erano impressi dei disegni: erano gli stemmi delle varie famiglie di beduini che probabilmente servono per specificarne la proprietà». Ma se il più sembrava superato, Raffaele Brattoli si sbagliava di grosso perché le prove per lui non erano ancora finite. Durante la sua marcia, di fatto, si era affiancato un vecchio pick-up con tre beduini a bordo. Chiedevano del cibo. «Avendo delle barrette che non avevo mangiato le offrii loro». Ma uno dei tre, dicendo qualcosa di incomprensibile in arabo, con estrema arroganza, gli strappò di mano il sacchetto contenente tutti i viveri. «Sorpreso e arrabbiato da questo atteggiamento, scelsi di non reagire: il deserto, in questo senso, può essere ostile. Pensai – prosegue – che quello sparuto gruppetto non ci avrebbe messo nulla a tagliarmi la gola e seppellirmi sotto la sabbia». Senza cibo, venne pertanto abbandonato al suo destino. Gli rimaneva la sola acqua e lo zaino con il materiale tecnico. Ma non era sufficiente per una competizione estrema, servivano energie. E presto! Nel frattempo il termometro aveva fatto un balzo all’insù e l’utilizzo dell’acqua si fece via via più frequente. La corsa, alla luce dei fatti, era compromessa, il rischio elevato, ne andava della sua stessa vita. «Passo dopo passo tutto appariva più nero, le immagini si moltiplicavano – spiega Raffaele Brattoli -. Barcollavo e sbandavo da una parte all’altra». Fortunatamente, prima di svenire, riuscì a inviare la richiesta di soccorso tramite il gps. Poi il buio. «Mi risvegliai un’ora dopo al check-point 10. In questa postazione fui assistito dai miei soccorritori Matthew e Martiel, benché non vi fosse la presenza di un medico né attrezzature di emergenza. Mi ritenni comunque fortunato di come fossero andate le cose e poi ritrovai altresì il mio amico Oliviero che mi accudì e addirittura mi ripulì le narici piene di sabbia». Il tempo dedicato al riposo e la solidarietà degli altri concorrenti, che gli donarono un po’ di cibo, lo rimisero in sesto e al tramonto ricevette il consenso dall’organizzazione per ripartire. «Al contempo mi raggiunse Paolo Bucci e insieme affrontammo nella quarta notte il sali scendi delle grandi dune, che risultò particolarmente massacrante: la superficie era poco compatta e si sprofondava spesso oltre le caviglie. Le scarpe, ormai usurate, stavano cedendo e le ghette, senza più elasticità, facevano entrare la sabbia nei piedi, provocando dolore e abrasioni che comportavano profonde e ulcerate vesciche». Non a caso qualche tempo dopo i due corridori incontrarono un francese che a soli 50 Km dalla fine diede forfait.

31 gennaio 2014 – L’ultima alba. Lo sforzo ormai era massimo, il solleone cuoceva la scorza arrossata o spellata degli atleti. Raffaele Brattoli, nonostante l’avvilimento determinato dalle circostanze dei fatti, strinse i denti per tagliare il traguardo, sempre più vicino, nei pressi di Imlil Beach, spiaggia di pescatori e tartarughe. E a pochi metri dalla meta, tirò fuori la bandiera italiana, custodita gelosamente per tutta la gara, con la scritta “Claudio Forever” e dedicata all’amico scomparso. «Gli ultimi passi volarono, tra commozione e felicità, pensando di avere avuto al mio fianco, per 300 Km, un angelo custode. All’arrivo, gli abbracci e i complimenti furono di riflesso tutti per te, grande Claudio!». Raffaele Brattoli ha chiuso la competizione in 91 ore e 44 minuti.

Ufficio Stampa PZ